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Le Fedelissime

lunedì 12 settembre 2011

Di Downshifting, Decluttering e Diventare Se Stessi - Parte Prima.

source: Pinterest

Questo vuole essere il primo di una serie di post che toccheranno l'argomento cosmesi e make-up solo in maniera estremamente marginale e che tratteranno invece più da vicino la mia vita personale e le mie riflessioni su alcuni argomenti per i quali ultimamente ho notato crescere l'interesse attorno a me. Se non siete interessate ci vediamo alla prossima recensione o al prossimo make-up del giorno, se invece avrete la curiosità e la pazienza di avventurarvi nella scoperta di questa nuova serie buona lettura!

Da che ho memoria sono sempre stata la classica tipa che "potrebbe prendere dieci in qualunque materia, ma non si impegna". Mi sono scontrata per anni con professori, genitori, persino amici, perché sembrava sempre un reato che a me di prendere dieci in qualunque materia non importasse un fico secco. Nei suddetti scontri ho finito per spuntarla sempre io, e così sono uscita dal liceo con un "misero" ottantatré perché, per dirne una, mi sono sempre rifiutata a partire dalla seconda elementare di studiare matematica come si deve. La odiavo, l'ho sempre odiata, perché mai avrei dovuto studiarla? Poi, naturale prosecuzione della mia vita, è arrivata l'iscrizione all'università. Alla fine del liceo ero indecisa se studiare lingue o tentare di fare l'accademia di teatro e, forse unica al mondo, i miei genitori mi spingevano a fare l'accademia ma io ho testardamente scelto l'università, "perché così avrei avuto più possibilità di trovare un lavoro sicuro". Ho capito ben presto che quello che studiavo mi appassionava, ma che non avrei mai trovato il modo di sfruttarlo in un lavoro che davvero mi appassionasse, ammesso e non concesso che ne trovassi uno alla fine degli studi. Intanto, per potermi permettere tutti i lussi della vita mondana offerti dalla grande città in cui mi ero trasferita per studiare, ho iniziato a lavorare come commessa e nel giro di poco tempo ho fatto una discreta carriera nel settore commerciale, fino a ottenere un posto di responsabilità, ben pagato e in un'azienda che mi piaceva. Avrete già capito che l'università ha iniziato ad andare sempre più per le lunghe, e nessuno se ne poteva fare una ragione perché "è così intelligente, come mai non si è già laureata con centodiecimilaelode, come mai perde tempo a fare la commessa?". Io penso che il tempo che ho passato a fare la commessa e quello che ne è seguito sia stato forse il più importante della mia vita. Ho accumulato tanti soldi, requisito imprescindibile per la felicità secondo la società che ci circonda, e ho scoperto che quei tanti soldi non mi rendevano felice, qualunque bellissimo modo trovassi per spenderli. Lentamente il lavoro è diventato una gabbia che mi strozzava in orari inadatti al mio ritmo naturale, compromessi inaccettabili per la persona che sono e che allora moriva un pezzettino alla volta, silenzi obbligatori se non volevo perdere il posto. Lavoravo così tanto da non avere quasi il tempo di spendere i soldi che guadagnavo, uscivo di casa che era ancora buio e tornavo che era già buio, mangiavo a casa una volta a settimana esagerando perché trovare il tempo e la voglia di cucinare era impensabile e dunque mi rassegnavo al solito panino mangiato durante il quarto d'ora di una pausa pranzo che sarebbe dovuta durare almeno quarantacinque minuti in più. A un certo punto ho capito che o rinunciavo ai soldi, o rinunciavo alla mia vita, e ho ben pensato di scegliere la seconda, credendo che il modo migliore di riprendersela fosse riprendere l'università e conseguire la famosa laurea, anche perché dopo tanti anni sentivo davvero il bisogno di fare felici i miei genitori e tutte le persone che avevano creduto in me e nel mio progetto. Ho dunque lasciato il lavoro e ho ripreso a studiare, o meglio, ho tentato di riprendere: il mio tentativo non ha avuto alcun successo, ero sempre assolutamente incapace di concentrarmi, come da piccola con la matematica, fino a che la sola idea di affrontare un esame è arrivata a farmi mancare il respiro, e dire che non sono mai stata una persona particolarmente emotiva da certi punti di vista e che ho sempre dato il meglio di me sotto pressione... Allora cosa c'era che non andava? Col tempo, le persone giuste con cui confrontarmi e un sincero, duro e crudo lavoro d'introspezione ho capito che ero io a non andare. Nel senso che la vera me stessa era lì da qualche parte, immobile, che non andava da nessuna parte mentre una strana marionetta con la sua faccia recitava nel mondo la parte che altri registi avevano scelto per lei. Sono sempre stata considerata da tutti una persona brillante che pertanto doveva aspirare al massimo risultato in qualunque cosa intraprendesse, e puntare a un lavoro di prestigio che fosse ovviamente retribuito in modo eccellente. Come vi dicevo i miei genitori mi hanno sempre spinto a seguire la mia passione, eppure già a 18 anni ero inquinata, nonostante i loro sforzi per darmi uno sguardo diverso, dall'enorme sistema di propaganda in cui viviamo che ci impone un unico e prepotentissimo modello di vita. Ci sentiamo senza rendercene nemmeno conto obbligati a puntare tutto sul lavoro e sui titoli da collezionare per essere legittimati come individui: sei intelligente e colto se hai una laurea a dimostrarlo, il tuo successo è determinato da quanti soldi guadagni e da quante cose hai. Ebbene, io ho capito che essere considerata una persona di successo mi avrebbe fatto diventare una persona che non avrei mai potuto amare, che sarebbe sempre stata altra dalla vera me, dalla quale mi sarei dovuta distrarre in ogni modo per tutto il resto della mia vita. E ho quindi deciso di tagliare i ponti col successo e con quella potenziale me. Quindi ho mollato anche l'università, a costo di deludere tutti per non deludere me, e ho deciso di crearmi dal nulla un nuovo lavoro, puntando tutto su una delle mie più grandi passioni, il trucco. Per farlo ho dovuto accettare di guadagnare molto meno. Di avere molte meno cose. E di essere guardata spesso dall'alto in basso. Ma mai nella vita mi sono sentita felice come adesso, e questo perché sono finalmente diventata fedele a me stessa non solo in un recondito angolino del mio essere che sempre si ribellava allo stile di vita precedente ma con tutto ciò che faccio, ogni giorno, nella nuova vita che ho scelto, e che ho scelto interamente io. Va da sé che ogni scelta ha le sue conseguenze, e la mia sul piano pratico ne ha avute tante, e importanti. Di quali sono e cosa comportano, vi parlerò nel prossimo post...

13 commenti:

LaDamaBianca ha detto...

Bellissimo questo post, in alcuni punti mi ha commosso perché è stato come rileggere me stessa. Ci sono degli aspetti in comune anche con la mia, di storia.
Posso dirti che secondo me hai fatto bene, la felicità non ha prezzo. E' una frase fatta, ma se ora stai meglio vuol dire che tanto banale non é.

Ps= seguirò volentieri questa nuova rubrica introspettiva, non si vive di solo trucco.

LadyMija ha detto...

Bellissimo post tesoro, reale e toccante. Non è sempre facile analizzare noi stessi e il nostro percorso, ne' tantomeno scegliere la strada migliore per noi. Hai fatto un ottimo lavoro e ti ammiro tanto.
=*

Manuki ha detto...

Giàssai! :)
<3

goddessinspired ha detto...

Grazie ragazze, Dama, non so perché ma mi immaginavo che il nostro percorso avesse qualcosa in comune! Alla prossima puntata allora! ;)

Patri - LAismydream ha detto...

Bellissimo post!!
Io in questo momento mi trovo ad un bivio, sento continuamente la soffocante pressione dei miei affinchè trovi un lavoro, ma dopo 4 lunghi anni ancor non sono riuscita a trovare nulla, tanti colloqui fatti e tante porte sbattute in faccia. Lavoravo come commessa e mi piaceva, lo sentivo il lavoro perfetto per me fino a che non ho lasciato il lavoro perché il mio capo non aveva i soldi per tenermi....ora come appunto dicevo sono passati 4 anni e vorrei trovare un lavoro come quello di prima che mi ha aiutata e cambiata caratterialmente, non voglio scendere a compromessi per trovarne un altro e tanto meno voglio piegarmi al volere dei miei che spingono per volermi far lavorare come badante o comunque come donna delle pulizia anche a nero se fosse. Io non voglio, non voglio rovinarmi la vita e ritrovarmi a 50 anni triste e insoddisfatta come loro due, ma non lo capiscono. Con il make up invece in un certo senso mi si è aperto un mondo, tante idee, tante cose che vorrei fare, corsi per imparare ma non ho l'appoggio di nessuno, pensano che sia solo una cosa frivola e che stia perdendo tempo. Non so più cosa fare, come comportarmi, la mia mente è nel caos.
Scusa Giada, non so come mai ma leggendo questi tuoi post tendo a sfogarmi, perché mi sembri una persona molto comprensiva, un'amica.

Lanterna ha detto...

Come già ti ho detto di persona, in parte questo è anche il mio percorso: io sono arrivata alle tue conclusioni dopo la laurea e un master, e solo perché il mondo del lavoro mi ha chiuso la porta in faccia a causa dei miei figli. Ho avuto la fortuna di vincere un concorso da statale che mi dà la stabilità economica, ma che mi ha anche offesa ed umiliata per il primo anno, molto più di quanto mi sia mai capitato nel privato. Ora sto bene, sono in un ambiente sereno che mi ha permesso di lavorare su me stessa e non sentirmi una fallita se faccio la segretaria con una laurea e un master. Ma bisogna abbandonare il concetto comune di successo, come hai fatto tu.

goddessinspired ha detto...

@Patri prima di tutto non scusarti, la cosa più bella di bloggare e fare video per me è proprio poter conoscere tante belle persone come te, altrimenti non mi metterei ad ammorbare il prossimo con foto di trucchi o riflessioni...! :P Ti capisco molto bene, le prime volte in cui ho parlato a mia madre della mia intenzione di fare del trucco un lavoro ricordo che mi rispose: "ma... possibile che una persona profonda come te voglia fare una cosa così superficiale?". Io trovo che aiutare altre donne a tirar fuori la propria creatività, a volersi più bene e a trovare un po'più di fiducia in se stesse non sia superficiale affatto, senza contare la possibilità per me di vivere di ciò che reputo un'arte e un modo meraviglioso di dare sfogo alla propria creatività... Ma vaglielo a spiegare alle altre persone! Capisco quanto possa essere dura per te, forse potresti cercare di iniziare come commessa in una profumeria in modo da imparare qualcosa anche sul campo, e mettere da parte piano piano i soldi per i corsi che vuoi fare... Vedrai che un modo lo troverai, l'importante è non abbandonare mai i propri autentici desideri, anche a costo di non essere capita da nessuno nelle tue scelte!
@Lanterna è anche grazie a persone come te se sono riuscita a venire fuori da certi tunnel... Perché guardando te e tanti altri ho potuto pensare: "ma chi sono gli idioti che potrebbero ritenere lei una fallita?". E già che ci siamo, grazie per esserci stata, ad ascoltare e raccontare nel momento del bisogno! <3

Euforilla ha detto...

Questo post è bellissimo! Me lo sono letto di straforo oggi in ufficio!
Ne viene una forza non comune: sia per il percorso che racconta, sia per il percorso che l'ha generato, ho sempre pensato che ci vada un po' di fegato a mettersi a nudo così... ma una volta fatto poi uno si dice "Embè? Così sono, mi vengano pure a dir qualcosa!"
Aspetto con trepidazione i prossimi *_*

goddessinspired ha detto...

Grazie Cri! :* I prossimi arriveranno presto su questi schermi, promesso! :)

Patri - LAismydream ha detto...

Non voglio assolutamente abbandonare questa mia passione anche a costo di avere tutti contro, tanto non è la prima volta ormai ci ho fatto il callo a questo tipo di situazione.
Per quanto riguarda il lavoro come commessa in profumeria, sono i negozi in cui lascio più curriculum e dove ritorno periodicamente per rilasciarlo anche se non vedo annunci o cartelli, prima o poi qualcuno si deciderà a chiamarmi almeno per un colloquio...io intanto non mollo!!!
Grazie Giada!!! :)

Cipria ha detto...

E' bello sapere che non si è anime sole nella ricerca di se stesse
Mi hai fatto commuovere sai :)
Ti leggerò ancora molto volentieri in questa tua veste un po' speciale
Sei speciale tu, ti abbraccio forte forte :)

Desi ha detto...

Certe scelte a volte sono difficili perchè non tutti sono in grado di capirle e quindi non le condividono. La ricerca di se stessi e lo stare bene con sè, mettere a frutto i propi talenti a volte richiede un cammino non proprio facile.
Ma alla fine tu ce l'hai fatta.
Io mi trucco pochissimo, anzi quasi mai fintantochè non vi vedo il viso che ha il colore di Hulk...
Da oggi in poi tornerò a trovarti perchè dai suggerimenti ed indicazioni facili che mi incitano a provare a cambiare un po' il mi triste aspetto.
A quando la prossima puntata?
Desi
http://desidero-creare.blogsport.com

Valentina ha detto...

Ciao, io non mi trucco quasi mai e quando lo faccio è sempre in maniera molto leggera, pero' ricordo di essermi commossa fino alle lacrime leggendo la storia di una milionaria americana e della sua associazione di "trucco per homeless": con un enorme camper trasformato in salone di bellezza, gira con dei volontari nei sobborghi alla ricerca di "barbone", quelle che dormono sui cartoni per terra, vivono nella sporcizia e rifiutano gli (scarsi) aiuti pubblici. Lei le avvicina, le convince a farsi un bagno nel camper, seguito da maschere di bellezza, massaggi, trucco e messa in piega, poi le veste eleganti e le porta davanti a uno specchio e li', con le sue assistenti, le ricopre di complimenti per il cambiamento. E queste donne dure, abituate a vivere per strada, a rovistare nei cassonetti, per le quali ogni giorno è una lotta per la vita, si guardano e piangono, incredule di fronte alla loro nuova immagine. E a quel punto, ma solo a quel punto, si lasciano aiutare dall'associazione a rimettere in sesto la loro vita. Ci sono voluti "trucchi e massaggi " (e complimenti) prima di accettare di MERITARSI una seconda opportunità.

Continua con la tua passione per il trucco, puo' fare miracoli!

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